Incompatibilità Genetica nella coppia. Esiste?

6 Ago

01Si stima che circa il 20% dei problemi di riproduzione sono di tipo genetico o cromosomico. Per questo motivo attualmente le analisi genetiche rappresentano una parte essenziale dello studio di fertilità nelle coppie che si recano presso il nostro centro alla ricerca di un figlio.

Per diagnosticare i problemi di fertilità esistono diversi studi genetici essenziali per l’analisi della coppia con desiderio riproduttivo. Prove come il cariotipo di entrambi i membri della coppia, le microdelezioni del cromosoma Y nell’uomo o lo studio molecolare del Sindrome del cromosoma X fragile nella donna sono alcune delle prove fondamentali per determinare una possibile base genetica dei problemi di fertilità di una coppia.

Ma, potrebbe esistere un’incompatibilità tra un uomo e una donna che impedisca loro avere una discendenza tra di loro ma non con un altro partner? La risposta è no.

L’eccezione a questa risposta ben chiara son le cosiddette malattie ereditarie  di tipo recessivo. Queste malattie si manifestano quando sia la copia del gene ereditato da nostro padre come quella ereditata da nostra madre sono entrambe mutate. Se solo una di queste copie è mutata e l’altra no, la persona è semplicemente portatrice e non presenta nessun sintomo clinico della malattia. Se per caso entrambi i membri della coppia fossero portatrici di una stessa malattia recessiva, potrebbero trasmetterla ai propri figli con una probabilità del 25 per cento. In base alla gravità della malattia potrebbero dare origine a gravidanze che non potranno essere portate a termine.

Per questo motivo, casi di aborti, bambini nati con malformazioni o con disabilità intellettuali potrebbero essere dovuti a motivi genetici o cromosomici importanti da identificare. In questi casi è importante ricevere consigli prima del concepimento grazie ai progressi in materia genetica che ci permettono di offrire soluzioni come ad esempio la diagnosi genetica preimpianto (DGP).

Per approfondire

Nuova tecnica per ricercare l’ormone antimulleriano e valutare la riserva ovarica

24 Ott

Prelievo del sangueUna nuova tecnica, molto più affidabile e veloce (in 3 giorni si ottiene il risultato) e che riduce il prezzo a 50€ circa per conoscere la propria riserva ovarica. Si richiede semplicemente un’estrazione del sangue che può essere realizzata in clinica o inviando il campione attraverso il corriere.

La determinazione dei livelli dell’ormone antimulleriano nel sangue di una donna ci aiuta a valutare la riserva ovarica e, insieme con la realizzazione di un’ecografia basale per il conteggio dei follicoli antrali, ci proporziona informazioni riguardanti il futuro riproduttivo e se necessario o meno affrettarsi per cercare la gravidanza.

Ha inoltre utilità per individualizzare il trattamento del suo problema di fertilità e aiuta a pronosticare l’esito dello stesso.

Si incontrano frequentemente in consulto, coppie nelle quali la donna presenta una riserva ovarica diminuita. Questa diminuzione nella riserva ovarica può essere attesa nel caso di donne più mature però può essere una scoperta inaspettata in donne giovani, soprattutto quando i cicli mestruali sono stati regolari.

Per cui, per un centro di riproduzione assistita come il nostro, nel quale l’individualizzazione del trattamento é parte fondamentale, é importante che la determinazione dei livelli di ormone antimulleriana sia molto affidabile.

Fino a qualche mese fa, la tecnica disponibile per la valutazione di questo ormone era poco specifica e ci si scontrava con una discordanza tra i valori delle analisi ed i follicoli antrali che mostrava l’ecografia, di modo che alcune volte si ottenevano dati contraddittori rispetto alla riserva ovarica. Questa circostanza provocò che la comunità scientifica perdesse fiducia nella sua utilità e che portasse più dubbi che certezze sia ai medici che ai pazienti.

Per l’importanza della questione, è stato studiato attentamente il tema ed alcuni istituti hanno incorporato nei loro laboratori una tecnica modificata rispetto alla precedente in maniera da ottenere valori dell’ormone antimulleriano affidabili.

I vantaggi per i pazienti sono:

  • Disporre di una tecnica più specifica che aiuta a orientare e prendere decisioni più sicure per la diagnosi e trattamento.
  • La realizzazione dell’analisi scoperta nei laboratori facilita un maggior controllo della manipolazione e conservazione del campione.
  • Il risultato dell’analisi é disponibile in pochi giorni, cosa che permette di programmare il successivo consulto con il ginecologo nel minor tempo possibile, diminuendo l’ansia della copia.

In definitiva, l’inclusione di questa recente tecnica nelle analisi di laboratorio dimostra una volta di più il continuo progresso nel miglioramento dei servizi e nell’offrire ai pazienti i migliori trattamenti individuali, caso per caso.

Sondaggio sul congelamento dei gameti

20 Ott crioconservazione

Il congelamento degli ovociti permette di preservare la fertilità per i malati oncologici che, prima di sottoporsi ad uno o più cicli di chemioterapia, desiderano avere la speranza di poter diventare genitori in futuro. Il congelamento dei gameti viene usato anche in fecondazione assistita e questo permette, a chi si sottopone ad un ciclo di stimolazione ovarica ad esempio, di conservare i propri ovociti per eventuali tentativi successivi e non doversi sottoporre nuovamente alla stimolazione.

Ci dite cosa ne pensate?

Congelamento degli ovociti

10 Ott

Congelamento ovociti come tecnica di preservazione della fertilità

Congelamento ovocitiNon sempre prima dei 35 anni è facile per una donna avere la possibilità di decidere di mettere su famiglia, ma dopo i 40, diventa più difficile diventare madri.

La scienza medica oggi offre però la possibilità a molte donne di preservare il proprio futuro grazie alla tecnica di congelamento ovociti. Una soluzione che permette non solo di scegliere il momento perfetto per mettere al mondo una nuova vita, ma anche di prevenire eventuali problemi di infertilità che potrebbero presentarsi con il passare degli anni.

Il congelamento ovociti è una tecnica che si può decidere di affrontare in qualunque momento della propria vita e che eviterà in futuro l’eventualità di dover recarsi all’estero per ottenere una donazione di gameti femminili, cosa che in Italia non è permessa dalla legge 40.

Congelamento ovociti: i numeri

I dati numerici non sono incoraggianti: a 23 anni ogni ovulazione si trasforma in una gravidanza nel 28% dei casi, a 39 anni nel 14%, a 40 nel 12%, a 42 nel dieci per cento e a 43 soltanto nell’8% dei casi.

Affidiamoci ai numeri per chiarire ancor di più questa statistica: sei donne su cento rischiano di restare senza figli quando cominciano a cercare una gravidanza in modo naturale sotto i 30 anni, ipotesi che sale al 14% a trentacinque e arriva al 35% a quarant’anni.

Una prospettiva che ha indotto il Comitato etico del governo di Israele ad auspicare il congelamento ovociti per tutelare la fertilità futura delle donne.

Negli Stati Uniti questa opportunità è diventata di attualità grazie alla anchor woman di punta della ABC , Diane Sawyer, che ha raccomandato alle sue colleghe di concedersi una chance vitrificando i propri ovociti a uso e consumo futuro.

Una spinta all’autonomia riproduttiva. Decidere di scongelarne o abbandonarne uno ha un impatto emotivo diverso dal fare la stessa cosa con un embrione. Alla base della scelta non è sempre una questione di carriera, talvolta manca l’uomo giusto. L’obiettivo è dunque tenersi pronte. Questo almeno è il ragionamento che sta spingendo molte americane a rivolgersi a ginecologi esperti per mettere da parte i propri gameti. Il costo negli USA di un programma di congelamento ovociti è di circa 15 mila dollari (in Italia circa 4 mila euro).

Certamente non è un fenomeno di costume ma un bisogno reale che fa parte integrante dell’evoluzione.

Il congelamento ovociti, in Italia, è un fenomeno ancora agli albori, ma in costante crescita, man mano che le donne prendono coscienza per via diretta o per esperienza di altre donne delle problematiche di fertilità cui possono andare incontro nel rimandare la nascita di un figlio a dopo i 40 anni.

Questa possibilità va quindi presentata a tutte le donne in età fertile, con particolare attenzione a quelle che soffrono di una patologia ovarica (endometriosi, cisti congenite, cisti recidivanti, etc) che con il passare del tempo può portare a ridurre significativamente la loro riserva ovarica e quindi la fertilità .

Un caso particolare sono le donne che stanno per sottoporsi a un ciclo di chemioterapia alle quali è d’ obbligo segnalare e sottolineare l’opportunità di mettere da parte gli ovociti che potrebbero essere irrimediabilmente danneggiati dal trattamento cui si sottoporranno.

Inoltre andrebbe anche molto raccomandato alle fumatrici e con particolare insistenza alle donne che hanno familiari con precedenti di menopausa precoce; infine a chi dai dosaggi ormonali, in particolare l’ormone antimulleriano (AMH), mostra di avere una scarsa riserva ovarica che si tradurrà inevitabilmente con una riduzione della fertilità sia in termini temporali che qualitativi.

Congelamento ovociti: a che età?

L’età, però, deve essere quella giusta l’ideale è sotto i 35-37 anni, dopo questa età il congelamento ovociti ha possibilità ridotte. Lo svolgimento del programma è lo stesso della tecnica di procreazione assistita, quindi con una terapia con gonadotropine che ha la funzione di reclutare un certo numero di follicoli che vengono monitorizzati con gli ultrasuoni e con i dosaggi ormonali. Quando i follicoli vengono stimati maturi vengono aspirati con un procedimento ambulatoriale, in sedazione, ed immediatamente si passa al congelamento ovociti con una tecnica di vitrificazione.

Questa procedura ha una forza straordinaria per la donna poiché ferma il suo tempo biologico e la pone nella condizione e le dà il vantaggio di aspettare il momento giusto, o l’uomo giusto, o tutti e due.

Per approfondire

I Follicoli: cosa sono, numero, crescita e altre caratteristiche

1 Set

Cosa sono i follicoli ovarici?

Per iniziare è conveniente spiegare coso sono i follicoli.  I follicoli non sono gli ovociti (ovuli). Molte pazienti confondono questi termini credendo che follicolo e ovulo sono la stessa cosa.

L’ovocita è il gamete femminile, mentre lo spermatozoo è il gamete maschile. Sono le due cellule che si uniscono per ottenere un embrione dopo la fecondazione.

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Il follicolo è una struttura anatomico-funzionale che fa parte dell’ovaia. L’ovocita è la cellula che maturerà, in una parte microscopica della parete interna di un follicolo, durante il ciclo ovarico spontaneo o stimolato in condizioni normali. Inoltre, il follicolo contiene un altro tipo di cellule che producono estrogeni necessari per lo sviluppo e la maturazione degli ovuli.

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Ciclo ovarico:

maturazione follicolare (fase follicolare)

Ovulazione

Formazione del corpo luteo (fase lutea)

La dotazione di ovociti viene determinata nelle prime settimane di vita dell’embrione femminile. Dalla menarca (prima mestruazione), in ogni ciclo viene selezionato un ovocita. Gli ovociti di miglior qualità saranno i primi ad essere selezionati in modo tale che, con il passare del tempo, gli ovuli dei cicli successivi saranno di qualità inferiore. Questo spiega il motivo per cui maggiore è l’età della donna, maggiori saranno le difficoltà per restare incinta e maggiore la probabilità di abortire.

Perché è importante conoscere il numero di follicoli di ogni donna e la loro progressione durante il ciclo ovarico? Come possiamo studiarlo?

All’interno dello studio della fertilità della donna è fondamentale conoscere la sua riserva ovarica. Per valutare questo dato vengono effettuate diverse analisi ormonali (ormone antimulleriano, FSH, LH, estradiolo,…) ed ecografie vaginali in diverse modalità.

Attualmente il conteggio dei follicoli per ovaia è la stima più fedele della riserva ovarica in una paziente determinata. Questa riserva si calcola in base al numero di follicoli per ovaia osservati durante i primi giorni del ciclo (dal 2º al 5ª) mediante ecografia vaginale. Questi follicoli vengono denominati “antrali”. Anche l’ecografia ci permette di seguire l’evoluzione o la crescita dei follicoli sia in un ciclo spontaneo che in un ciclo stimolato con trattamento di fertilità.

In base al numero di follicoli antrali si considera riserva ovarica adeguata o normale se il conteggio è d 6 a 10. Scarsa riserva ovarica se il conteggio è inferiore a 6 e alta riserva ovarica se è superiore a 12.  La dimensione follicolare in questa fase del ciclo è dai 2 ai 10 mm.

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Le donne con una scarsa riserva ovarica sono esposte ad un maggior rischio di insuccesso durante un trattamento di fertilità e le donne con una riserva ovarica alta sono esposte ad un maggior rischio di rispondere in modo esagerato (gravidanza gemellare o plurigemellare). In entrambi i casi, è probabile che il ciclo di trattamento debba annullarsi. Questo non succede con un conteggio follicolare normale.

*In un ciclo naturale, tra i vari follicoli antrali viene selezionato quello “dominante”. Questo follicolo si distingue dagli altri per le sue dimensioni e per il ritmo di crescita. Alla fine sarà un follicolo maturo o di De Graaf pronto per “ovulare”. Gli altri scompaiono o muoiono come parte di un processo biologico programmato. Prima dell’ovulazione, il diametro medio del follicolo dominante sarà di 22-24 (intervallo da 18 a 36 mm). È l’unico valore che può pronosticare con certezza l’ovulazione.

*Nel ciclo stimolato (trattamento ormonale), in generale crescono tutti o quasi tutti i follicoli antrali. Il ritmo di crescita cambierà da uno all’altro. Quando vari follicoli raggiungono una dimensione di circa 18 mm viene somministrato l’ormone hCG  che produrrà l’ovulazione. La raccolta degli ovuli avverrà 36 ore dopo aver somministrato questo ormone. Lo scopo del trattamento consiste nel raccogliere il maggior numero possibile di ovuli maturi che successivamente potranno essere fecondati dagli spermatozoi.

Ciononostante, la crescita di un follicolo non significa necessariamente che al suo interno vi sia un ovulo maturo.

Come in un campione di liquido seminale non tutti gli spermatozoi possiedono la qualità necessaria per fecondare, non tutti i follicoli contengono ovuli maturi né hanno tutti la stessa qualità.

In una percentuale bassa di casi, si può verificare la cosiddetta Sindrome del follicolo vuoto. Sarebbe il mancato recupero di ovociti dopo una stimolazione ovarica in un trattamento di fecondazione assistita, in pazienti con una crescita di follicoli e livelli di estradiolo adeguati (ormone prodotto dalle cellule che ricoprono le pareti del follicolo). Non se ne conosce la causa esatta. Sono state analizzate diverse situazioni tra cui l’errore nell’amministrazione dell’hCG, una risposta anomala al trattamento, l’alterazione nella maturazione follicolare….Non esistono fattori chiari ed evidenti che possano aiutare a stimare o stabilire l’apparizione di questa sindrome, sebbene si sia osservato che succede soprattutto in donne con casi precedenti di sterilità primaria (donne che non hanno mai raggiunto una gravidanza) e che presentano un buon conteggio follicolare. I casi sono pochi (<7%), ma la sua incidenza aumenta con l’età. Il fatto che una paziente sia affetta da questa situazione non significa, nella maggior parte dei casi, che esista un problema di fertilità. Infatti, la maggior parte delle pazienti avranno una maturazione follicolare ed un numero di ovuli raccolti nella norma.

Infine, vorremmo ricordare che qualsiasi donna, nonostante attualmente non stia cercando di avere un figlio, può conoscere la propria riserva ovarica con un semplice conteggio di follicoli mediante un’ecografia in una normale visita di  controllo ginecologico. In questo modo, una percentuale elevata di donne potranno sapere in anticipo se sono idonee o no e pensare prima ad una gravidanza conoscendo questa condizione. Non bisogna dimenticare che l’ovaia, purtroppo, è un organo che si “stanca” presto. Ha una vita media inferiore rispetto ad altri organi.

Si può evitare l’Amniocentesi genetica?

4 Ago

amniocentesi geneticaL’amniocentesi genetica è una tecnica di diagnosi prenatale tesa ad ottenere il cariotipo del feto. Il cariotipo è il numero di cromosomi che possiedono tutte le persone. Le persone normali possiedono 46 cromosomi distribuiti in 23 coppie (22 paia di cromosomi chiamati autosomi e 1 coppia di cromosomi sessuali XX o XY, che determinano il sesso del feto). La sindrome di Down o trisomia del cromosoma 21 è l’alterazione cromosomica più frequente nei neonati vivi; in questo caso l’individuo possiede 47 cromosomi e l’alterazione consiste nella presenza di 3 cromosomi 21 invece di 2.

Si realizza inserendo un ago nell’addome e nell’utero materno fino a raggiungere la cavità amniotica dove il feto è immerso nel liquido amniotico. Mediante aspirazione si estraggono 15-20 cc di questo liquido. Questa prova viene effettuata tra la 16ª e 18ª settimana di gestazione. Assieme alla Biopsia Coriale, che abbiamo già commentato in un articolo precedente, si classificano come “prove invasive” di diagnosi prenatale.

L’amniocentesi non è una prova priva di rischi, anche se la frequenza di complicazioni è alquanto bassa. Si stima che il rischio di aborto o perdita del feto dopo l’amniocentesi è dell’ 1 % (cioè una donna su cento potrebbe soffrire un aborto). Le altre complicazioni sono la rottura prematura delle membrane e l’isoimmunizzazione Rh.

Nella maggior parte dei casi l’amniocentesi genetica viene effettuata per scartare che il feto sia affetto da sindrome di Down. Uno dei criteri classici di base per effettuare un’amniocentesi è “l’età della madre”. Dagli anni ’30 si sa che il rischio di sindrome di Down aumenta man mano che aumento l’età materna; per questo motivo fino a qualche anno fa si consigliava la realizzazione dell’amniocentesi genetica alle donne oltre i 35 anni. Ma utilizzare solo l’età materna come criterio per la realizzazione di questa prova presenta vari inconvenienti: innanzitutto, se la realizziamo solo su donne di oltre 35 anni solo diagnosticheremo il 30 % dei feti con sindrome di Down. D’altra parte, il gruppo di gestanti oltre i 35 anni è aumentato negli ultimi anni (en 1980 era il 4.5 % e nel 2007 il 14 %) e in molti casi hanno avuto problemi di concepimento e non vogliono assumere i rischi inerenti all’amniocentesi.

Per questo, negli ultimi 20 anni sono nate le cosiddette “prove di screening o screening di cromosomopatie” definite come le prove tese a identificare tra la popolazione generale di gestanti apparentemente sane quelle con maggior rischio di avere un feto portatore di un problema cromosomico. Non sono prove diagnostiche individuali, ma che permettono di selezionare le gestanti c0n rischio di alterazione cromosomica a cui si consiglia un’amniocentesi (che stabilirebbe la diagnosi definitiva).diagnosi prenatale

In questi ultimi anni si sta utilizzando il cosiddetto “screening combinato del primo trimestre”. Mediante un programma informático che studia l’età de la madre, alcuni valori di due ormoni contenuti nel sangue materno, la misura ecografica della translucenza nucale del feto e l’età gestazione, si calcola il rischio teorico di sindrome di Down. La determinazione degli ormoni placentari β-HCG y PAPP-A nel sangue materno viene generalmente effettuata tra la 9ª e 12ª settimana e la translucenza nucale (che consiste nella misurazione dell’accumulo di liquido transitorio nella zona della nuca fetale), e la misura del feto tra l’11ª e la 13ª settimana. Generalmente, se il livello di rischio ottenuto supera la cifra di 1/270 si consiglia la realizzazione di un’amniocentesi genetica. Mediante lo screening combinato del primo trimestre è possibile identificare circa l’ 80-90 % dei feti con sindrome di Down.

Recentemente sono stati pubblicati articoli nella letteratura scientifica che fanno riferimento alla diagnosi della sindrome di Down mediante lo studio del DNA fetale libero nel sangue materno. Queste nuove tecniche diagnostiche non invasive (richiedono solo un prelievo del sangue della madre), anche se promettono bene, si trovano ancora in fase di sperimentazione e non si applicano nelle prassi cliniche.

Riassumendo, visto che l’amniocentesi genetica è una tecnica diagnostica che comporta determinati rischi per la gravidanza, si dovrà effettuare solo alle pazienti il cui feto presenta un elevato rischio di cromosomopatia o alterazione cromosomica.

Tecniche di Riproduzione Assistita: FIV vs. ICSI

21 Lug

Ovodonazione in ItaliaAttualmente esistono due tecniche principali di Riproduzione Assistita per cercare di ottenere la fecondazione in vitro. Queste due tecniche sono la fecondazione in vitro (FIV) convenzionale e la  microiniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI).

Nella FIV gli spermatozoi dell’uomo previamente stimolati vengono depositati assieme agli ovociti della donna in un mezzo di fertilizzazione con lo scopo di ottenere una fecondazione il più simile possibile a quella che avverrebbe in modo naturale. Nella ICSI gli spermatozoi previamente stimolati vengono inseriti mediante un sistema di micromanipolazione negli ovociti maturi. Entrambe le tecniche si applicano in base ad innumerevoli fattori sia maschili che femminili. È importante ricordare che a causa della variabilità intraindividuale della qualità del liquido seminale, il giorno stesso del trattamento gli embriologi e i ginecologi dovranno decidere se applicare o no la tecnica previamente comunicata alla coppia, sempre con lo scopo di ottenere una fecondazione ottima.

Indicazioni della FIV

La FIV si utilizza in varie circostanze:

  • Diversi risultati negativi dopo coiti programmati e/o inseminazione artificiale.
  • Sterilità di origine sconosciuta (EOD).
  • Diversi fattori femminili come l’ostruzione tubarica o endometriosi.

A condizione che la qualità del liquido seminale del campione il giorno del prelievo ovarico lo permetta, seguendo i criteri dell’Organizzazione Mondiale della Salute (2010).

Indicazioni della ICSIICSI

Solitamente si applica quando vi sono alterazioni gravi o moderate della qualità del liquido seminale. Si applica anche dopo un insuccesso di un ciclo di FIV convenzionale o quando la qualità degli ovociti è scarsa.

In alcune occasioni si possono applicare entrambe le tecniche con un trattamento misto. In questo modo è possibile ottenere maggiori informazioni su una EOD e utilizzare la tecnica più adeguata in trattamenti futuri. Questo trattamento misto può essere applicato quando il liquido seminale presenta alterazioni lievi.

Perché non tutti gli embrioni sono idonei per il congelamento?

14 Lug

embrioneAttualmente, durante i trattamenti di  fecondazione in Vitro, il giorno del  trasferimento embrionario ci si trova spesso con un elevato numero di embrioni di buona qualità. Per il trasferimento vengono scelti gli embrioni freschi che presentano il miglior aspetto cinetico e morfologico, mentre “il resto” vengono crio-preservati.

Questi “embrioni in eccesso” potranno essere riutilizzati dalla coppia per avere un altro figlio in un futuro o nel caso in cui il trasferimento degli embrioni freschi non dia luogo ad una gravidanza evolutiva.

Ma perché non tutti gli embrioni “in eccesso” di un ciclo di fecondazione in Vitro sono idonei per il congelamento? Questa domanda ci viene posta spesso dai nostri pazienti tenendo presente che in un ciclo di stimolazione ovarica si recupera un numero elevato di ovociti idonei per l’inseminazione successiva e che il tasso di fecondazione sia con convenzionale che con ICSI (microiniezione intracitoplasmatica di spermatozoi) raggiunge il 75% degli ovociti inseminati.

embrioneCiononostante, non tutti questi ovociti fecondati si sviluppano in modo ottimale  creando embrioni di qualità idonei per il trasferimento e la crioconservazione Non dobbiamo dimenticare che il congelamento-scongelamento di embrioni è un processo aggressivo che sono in grado di superare solo gli embrioni di qualità ottima. Per questo motivo bisogna essere realisti quando si decide se congelare o no gli embrioni in eccesso per non illudere la coppia.

Presso il nostro centro, vengono crio-preservati  solo gli embrioni che presentano una cinetica di divisione ed una morfologia adeguata. Stando alla classificazione stabilita nei nostri laboratori ci riferiamo agli embrioni di tipo A e B e, in casi eccezionali alcuni di tipo C (classificazione ASEBIR). 

 

Divisioni normali e anormali degli embrioni

14 Lug

EmbrioneFin da sempre assumiamo che dobbiamo appartenere a dei canoni specifici. Questi canoni si stabiliscono in funzione di una formula, ad esempio i bambini durante i controlli pediatrici vengono valutati in funzione di un percentile di altezza e peso. Quando siamo adulti veniamo valutati in base all’indice di massa corporea. In entrambi i casi si cerca di assegnare un valore di  “normalità”. Ma cosa si considera in realtà normale?

Questo avviene anche in fase embrionaria. L’osservazione del processo di suddivisione embrionaria è necessario per valutare se gli embrioni si dividono in modo normale o no. Questa osservazione deve essere effettuata in momenti specifici, in modo tale che ogni singolo embrione viene osservato e analizzato giornalmente.

Durante il suo sviluppo, l’embrione segue la sequenza seguente: dopo l’inseminazione o microiniezione, i pronuclei materno e paterno appaiono durante le 12-20 ore successive. Si spera che avvenga rispettando questi tempi, anche se si sono verificati casi in cui questo è avvenuto nelle prime 12 ore dando origine a embrioni normali, sebbene dalle osservazioni abituali non siamo in grado di dare una valutazione esatta.

Dopo l’apparizione dei pronuclei, gli embrioni verranno osservati 24-27 ore dopo nella speranza di trovare embrioni di 4 cellule e successivamente 24-27 ore dopo nella speranza di trovare embrioni di 8 cellule, 27-31 ore dopo dovrebbero essere compatti e l’ultima osservazione avverrà 18-24 ore dopo quando l’embrione dovrebbe essere in fase di blastocisti.embrione

Questi valori di riferimento non sono sempre presenti in tutti gli embrioni, ma questo non significa necessariamente che si stiano dividendo in modo “non normale”, che siano embrioni di scarsa qualità o che non siano in grado di sfociare in una gravidanza a termine. Gli embrioni sono cellule in processo di divisione, hanno un “ritmo” che non sempre è uguale in tutti gli embrioni e che dipende in gran misura dal momento in cui vengono osservati in quanto non tutti rispettano le fasce orarie stabilite.

Ad esempio, possiamo trovare embrioni di 2 o 5 cellule quando dovrebbero essere di 4 o embrioni di 6, 7 o 9 cellule quando dovrebbero essere di 8. O persino embrioni che iniziano la cavitazione quando dovrebbero essere già in blastocisti.

Ma sono tutti embrioni trasferibili, la cosa più importante è che diano origine ad una gravidanza.

Criteri per la classificazione degli embrioni

29 Mag

embrioneDalla fecondazione e fino al momento del trasferimento nell’utero materno, lo sviluppo degli embrioni è analizzato giornalmente da embriologi specializzati. Gli embrioni che si sono evolsi correttamente e si trovano in buono stato saranno selezionati per essere trasferiti.

Questa valutazione avviene fondamentalmente seguendo criteri morfologici (numero di cellule, grado di frammentazione, presenza di vacuoli…ecc), e tenendo conto del giorno di sviluppo embrionario in cui si trovano. Ciononostante, esiste una gran eterogeneità a causa di innumerevoli criteri di valutazione e alla soggettività degli embriologi che studiano ogni singolo caso.

L’Associazione per lo Studio della Biologia Riproduttiva (ASEBIR) ha stabilito nel 2007 una classificazione con quattro categorie all’interno delle quali si devono catalogare gli embrioni prima di essere trasferiti.

Questa classificazione si basa sui risultati ottenuti dagli studi multicentrici effettuati in centri di riproduzione nazionali e dalla letteratura scientifica pubblicata.

Le quattro categorie di classificazione stabilite sono:

Categoria A: Embrione di ottima qualità con massima capacità di annidamento.

Categoria B: Embrione di buona qualità con elevata capacità di annidamento.

Categoria C: Embrione discreto con bassa possibilità di annidamento.

Categoria D: Embrione di scarsa qualità con poca possibilità di annidamento.

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È importante ricordare che nonostante gli embrioni vengano analizzati ogni giorno, la classificazione all’interno di una di queste quattro categorie ASEBIR viene effettuata il giorno del trasferimento nell’utero, mai prima. Partendo dalle caratteristiche morfologiche, la cinetica o sviluppo dell’embrione è un fattore chiave in questa classificazione, perché un embrione di buna qualità un giorno determinato dello sviluppo potrebbe essere catalogato come embrione di scarsa qualità il giorno del trasferimento. Potrebbe verificarsi il processo contrario con embrioni che aumentano o diminuiscono di categoria.

Un altro aspetto importante da tener presente è che nessuna classificazione è in grado di garantire con certezza la probabilità di gravidanza. Nemmeno un embrione di tipo A garantisce il successo, né un embrione di tipo D garantisce il fallimento. I fattori che influiscono nel processo di annidamento embrionario sono moltissimi.

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